Avevo bisogno di staccare un attimo la spina dal caldo e dalla noia che la provincia ti butta addosso nel periodo estivo e ho deciso, pochi giorni fa, di andare a Torino a fare un giro.

Non abito tanto lontano da Torino e ogni tanto ci vado per fare un giro o per qualche evento in particolare. Abito, però, abbastanza distante da dimenticarmi sempre che, quando ho un momento libero o una giornata in cui non so minimamente che cosa fare, posso prendere il treno o la macchina e, in poco tempo, ritrovarmi nel cuore del Regno dei Savoia a gironzolare o addirittura a fare qualcosa.

Ieri, in una giornata non particolarmente afosa, ho deciso di fare forse una delle cose peggiori, proprio da turista della vita, ma che poteva comunque regalarmi una giornata rilassante: un giretto “Avocado Toast”.


L'avocado toast è l'indicatore di gentrificazione più affidabile che esista. Quando apre il primo posto che lo vende, chi ci abitava prima ha già le settimane contate.

- Satanassos

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“Avocado Toast” è un termine che ho mezzo copiato e storpiato da una newsletter che seguo. Per come l’ho percepita io: il declino di una città o di una meta turistica — la sua trasformazione da posto da visitare a experience per i “turisti della vita” — cominci con l’apertura di locali che propongono l’avocado toast (o il tè matcha in tutte le sue declinazioni, aggiungerei io).

In questo caso, il mio Torino Avocado Toast aveva questa portata principale: fare un giro per alcuni posti visti nei reel di Instagram (quindi perfettamente instagrammabili per la noiosa vita quotidiana). Lo so, è un’idea orribile da mettere in pratica, ma almeno mi ha regalato un sabato diverso.


Arrivo in stazione con il treno e, appena uscito, devo cercare un bagno. Gira e rigira, dato che volevo provarlo da un po’, finisco per andare da Starbucks. Spendo 7,80 € per un cappuccino al caramello, ma almeno posso andare in bagno e assistere a due scene divertenti:

  1. una tizia seduta fuori, con i piedi nudi appoggiati a un tavolino sul quale c’erano due piccioni che banchettavano con le briciole di quella che forse era stata la sua colazione;
  2. una marea di tizi vestiti eleganti (almeno per me), dentro Starbucks, con l’aria super seria e il Mac sul tavolo: sembravano tutti dei super lavoratori, quando il loro workflow consiste nel leggere email e compilare fogli Excel.

Quello che ho preso, alla fine, non era neanche malaccio, ma dubito che tornerei apposta lì dentro per prenderne un altro.

Da lì comincia subito il giro per le piazze e le stradine in cerca delle strutture viste su Instagram.

La mattinata e il primo pomeriggio comprendono un giro per il centro di Torino in cerca di:

  1. La testa rovesciata del David
  2. La “Fetta di Polenta”
  3. Il Palazzo col Piercing

Ho visto anche della gente compiere il rito del toro in piazza San Carlo. Ero tentato di farlo anch’io, ma l’imbarazzo di farlo davanti a un bar ha preso il sopravvento.

Stavolta ho preferito evitare il cibo.

Verso le 14:30 mi sono diretto alla Mole, dato che avevo preso il biglietto per salire in cima e visitare il Museo Nazionale del Cinema.

Era dal 2017 che non salivo sulla Mole e, stando un attimo lassù a fissare la città, mi sono ricordato di quanto, alla fine, io ami Torino. Non ci vivrei mai, ma passarci una giornata ogni tanto mi fa stare bene e rasserena la mente. Torino ha il potere di rilassarmi il cervello e farmi stare tranquillo per un po'.

Bello anche il Museo del Cinema. Ne sono uscito con il libro “I Simpson e la filosofia”: era lì che mi fissava, non potevo farci niente.

Ah sì, ho fatto un giro anche vicino al famoso parcheggio.

Tornando verso la stazione, dato che avevo ancora un po’ di tempo prima del treno, sono entrato in una Feltrinelli e lì, bello come il sole ad aspettarmi, ho trovato Assalto alle piattaforme di Kenobit. Non ho resistito e l’ho preso.

Il primo milkshake della mia vita l’ho preso ad aprile di quest’anno, mentre andavo a prendere il treno sempre a Torino. Quel giorno l’ho preso da Five Guys perché era l’unico locale vicino e anche perché ero curioso di provare un mix di cui avevo sentito parlare da Mocho anni fa.

Milkshake alla banana, caramello salato, burro d’arachidi, bacon salato e panna montata.

Ieri ho preso il secondo milkshake. Sempre lì. Sempre quello. Lo so, è una monnezzata unica. Ma è buono.

Alla fine è stata una bella giornata.
Alla fine mi piace girare per Torino.
Alla fine, in giornate calde e immobili come quelle di questo periodo, queste attività possono regalare momenti e sensazioni inaspettati.


Questo blog è stato concepito così anche grazie alla lettura che, in queste settimane, ho fatto del blog di Nyalra, creatore di NEEDY STREAMER OVERLOAD, che pubblica post come questo.